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Ho posseduto diverse 335, perché secondo me è una delle chitarre più belle in assoluto, forma, costruzione, praticità, versatilità, eppure mi hanno sempre lasciato un po' l'amaro in bocca, sempre un po' insoddisfatto...

Finché un amico un giorno mi disse, se non hai mai preso in mano una ’58/’59 non hai avuto modo di comprendere la 335. Ne tirò fuori una dal fodero l’attaccò a un Fender Silverface e in un minuto tutto mi apparve chiaro.

Quella era la 335 come l’avevo sempre immaginata! Cosa aveva di così diverso questo strumento in laminato (compensato di fatto) rispetto alle sue sorelle più moderne?

E’ presto detto: il manico consistente e largo, la tastiera Brazilian che fa sempre una bella differenza, anche solo dal punto di vista del puro piacere tattile, un connubio in grado di fornire sustain infinito. Poi i PAF che se su una Les Paul sono in grado di fare la differenza, sulla 335 esprimono tutto il loro potenziale.

Mi ci sono voluti tre anni da quel giorno per poter entrare in possesso di questo strumento. Fine ’58, quindi con caratteristiche completamente ’59, vissuta ma con tutte le sue parti corrette, dalle meccaniche rattrappite, al battipenna long, ecc. ecc.

Oserei dire che è la mia chitarra n. 1, le sensazioni che mi fa provare, fin dal momento in cui la estraggo dal fodero e sento il profumo del legno invecchiato e le vibrazioni che mi trasmette suonandola sono uniche.

Equilibrata e pesante al punto giusto, 3,470 Kg. Magia Pura!

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